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giovedì 5 luglio 2012

04/07 Yazd / Garmeh

4/07
Yazd- Garmeh (350 km.)
Stamattina la sveglia è suonata alle 6,20. Carichiamo la moto e alle 7, puntuali, ci rechiamo in sala ristorante per la colazione…senza trovare niente! Chiediamo al ragazzo semi addormentato alla reception e ci dice che sarà pronta alle 8. Ma come! Ieri sera ci avevano assicurato che alle 7 era possibile e oggi …si vede che manca Saghi, l’intelligente e dinamica giovane che ci ha accompagnato ieri nella visita della città! Decidiamo di saltare la colazione e partire, ma…dopo un consulto a quattro, e vedendo arrivare la cameriera, optiamo per bere almeno una tazza di te. Riusciamo a partire dal Mehr Traditional hotel solo alle 8,15. Impieghiamo parecchio per trovare il modo per uscire dalla città, poi, finalmente imbocchiamo la strada giusta in direzione Tabas. Sostiamo al piccolo villaggio di Karanaq, consigliato da Saghi, per salire sul “Minareto ondeggiante”. Il posto è un piccolissimo borgo che pare abbandonato. Parcheggiata la moto c’incamminiamo a piedi e,giunti ad un edificio che pare essere una moschea, entriamo. Il guardiano, un uomo alto e robusto, albino, dai modi burberi, ci stacca 2 biglietti e ci guida attraverso i resti delle antiche abitazioni sino al minareto. E’ una grossa torre all’interno della quale si sale attraverso una stretta scala a chiocciola fino ad uno stretto ballatoio, esterno,. senza parapetto, dal quale ci si può affacciare. Da lì si entra in “un buco” 50 cm per 50, e ci si arrampica su di un’altra strettissima scala a chiocciola doppia, un lato serve per la salita, l’altro per la discesa. Alla sommità si sosta in un ridotto spazio (20 x 50 cm). Se c’è vento il minareto oscilla. In mancanza di vento il guardiano ha urlato a Knut di spingere contro le pareti, come per far oscillare un albero, e…ecco che la struttura ha iniziato ad oscillare, fatto strano dato che è in mattoni! Dopo, il solerte custode ci ha condotto attraverso i vicoli e i resti delle case, alla nuova moschea. Questo buffo uomo ha continuato a scandire “ordini” ed istruzioni in farsi, gesticolando e accompagnandosi con fischi modulati se ci attardavamo a scattare fotografie. “ Sarà imparentato con gli uccelli” ci siamo detti. Tornati verso la Moschea ci ha mostrato i Kanat (canali d’irrigazione) spiegandoci che in uno le donne lavano i panni e ad un secondo si poteva bere. Alla fine i pochi abitanti del paesino erano tutti intorno a noi, mentre lui dava loro spiegazioni su di noi…ci trattava un po’ come se gli appartenessimo! Abbiamo declinato il suo invito a pranzo perché eravamo attesi alla Guest house nell’oasi di Garmeh. Da Karnaq la strada si snoda per un bel pezzo in una piatta terra arida che preannuncia il deserto. Al nostro arrivo alla Guest House Ateshooni il proprietario ci ha dato il benvenuto con una freschissima limonata, fette di cocomero e dolcetti. La casa sorge nel piccolo villaggio di Garmeh, circondato da palme da dattero. Molto particolare! Più tardi ci siamo aggregati a due ospiti svizzere per una corsa nel deserto, alle dune di sabbia, per ammirare il tramonto. Abbiamo camminato per un’oretta scalando le dune, ma abbiamo perso il tramonto perché siamo stati condotti al vicino villaggio per un te nell’attesa di un personaggio, “artista” che avrebbe poi suonato per noi! Un personaggio arrogante, con un grosso suv bianco, che non si è neppure scusato per il ritardo…così abbiamo fatto dietrofront e con il nostro taxi siamo tornati alla guest house ( alle 22,00) La cena è consistita in riso selvaggio con fagioli, polpette di carne di cammello, pomodori, insalata e yogurt. Molto gustosa!























 



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