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martedì 14 agosto 2012

12/13 agosto Asgat-Moron



12 /13agosto
Asgat-Moron (320 km)

Dopo una parca colazione con le nostre provviste vediamo arrivare un giovane, che ha un camioncino, a cui il nostro ospite ha telefonato. Dice che può portarci ad Ulan Bataar caricando la moto, ma che per i primi 300 km dovremo viaggiare sul cassone perché deve portare a Moron quattro persone. Ci accordiamo per 300 dollari a patto che io viaggi nella cabina e che dopo Moron si sia solo noi e lui e che si arrivi il più in fretta possibile. Errore madornale fidarsi della parola di uno sconosciuto! Quando torna alla gher con i quattro ( un grassone, una grassona dai capelli bisunti e dallo sguardo cattivo, una ragazza e un bambino) sento un brivido e dico a Knut:” non mi piacciono, ho un feeling negativo” . -E’ la nostra unica possibilità, non possiamo restare bloccati in questo piccolo villaggio. Sopportiamo per 300 km poi andrà meglio- risponde Knut. Dopo aver perso la mattinata per le riparazioni alla ruota del camion imposte da Knut  e non prima che il grassone e il nostro ospite si siano scolati una bottiglia di vodka, ha inizio un viaggio infernale, Knut seduto su dei sacchi di sale, sotto la pioggia che ha iniziato a scendere, io rannicchiata nello spazio dietro i tre sedili, occupati dai tre più l’autista, insieme al ragazzino e a borse, sacchetti vari e indumenti. Il grassone è ubriaco fradicio, canta e ogni tanto mi guarda e dice” I’m sorry” poi ride sguaiatamente, la donnona parla a raffica, il ragazzino quando non dorme vomita. Io mi chiedo se sto vivendo in un incubo. Poi guardo Knut là fuori sotto l’acqua che stringe una delle corde che legano la moto e stringo i denti. Si viaggia a rilento perché la pista è fangosa. Verso le 18 arriviamo in un villaggio, sosta per mangiare, dove i quattro si abbuffano di cibo finchè, trascorsa quasi un’ora alziamo la voce e li obblighiamo a ripartire. Nel frattempo l’autista ci informa che si uniranno a noi il padre, alla guida di un camion e degli amici su di un pullmino. Allora capiamo a cosa era dovuta tutta quest’attesa. Allora pretendiamo che Due persone salgano sugli altri mezzi e Knut in cabina. Così ripartiti riusciamo a percorrere solo una quindicina di chilometri perché ormai è buio e la pista è un fango unico su cui le ruote slittano, difatti c’impantaniamo. L’autista serafico ci dice che bisogna aspettare la mattina affinchè l’altro camion possa trainarci fuori. Passiamo la notte in un dormiveglia, seduti scomodamente e al freddo, sentendo i morsi della fame dato che abbiamo saltato il pranzo e cenato con un po’ di pane e cioccolata. Alle prime luci di un’alba livida l’altro camion riesce a tirarci fuori dal fango e la marcia prosegue, con soste continue per aiutare il pullmino, sgangherato al massimo, che si guasta di continuo. Solo verso le 18,30 arriviamo nei pressi di Moron, ma anziché portarci in hotel e scaricare i quattro, scopriamo che l’autista intende proseguire subito e fa salire con noi la ragazza, sua sorella, il bambino e un’altra bambina che prima stava sul pullmino. A quel punto diciamo chiaramente che un’altra notte all’addiaccio non intendiamo passarla né tantomeno proseguire con altri persone in cabina, che i patti non erano questi. Per farla breve il ragazzo diventa aggressivo così come i due grassoni, parenti suoi capiamo, vogliono scaricarci in mezzo alla strada con la moto rotta, a 5 km dalla città e pretendono da noi 200 dollari. Cominciamo a discutere e quando ricevo un colpo nelle costole dalla megera comincio ad urlare alle auto che passano:” Help! Call the police, please!” così due auto si fermano e  un uomo che parla inglese cerca di mediare tra noi. A quel punto abbiamo richiamato molta attenzione  e l’autista acconsente a portarci in città, all’hotel, ma vuole almeno 150 dollari. La faccenda volge al peggio quando anziché fermarsi ad un hotel o ad un distributore di benzina, come chiediamo, si addentra nelle stradine sterrate di una bidonville dicendo che andiamo a casa di sua sorella, la cui madre è la donnona orrenda, per farsi aiutare a scaricare il BMW. Capisco che saremo perduti e inizio a gridare a Knut, che è sul cassone, le cattive intenzioni. Nel frattempo però siamo nella loro strada e il camion è presto accerchiato dai loro parenti e amici. Ho paura, capisco che finisce male, allora continuo a parlare col ragazzo, usando un tono calmo e cercando di far leva sul suo senso di colpa, che percepisco debba sentire, gli chiedo di rispettare almeno la richiesta di scaricarci ad una stazione di servizio. Acconsente, ma fa salire il grassone vicino a me e, mentre partiamo, Knut si prende una sassata da uno dei cugini. Arrivati da un benzinaio scarichiamo moto e bagagli e, mentre chiedo ai benzinai di chiamare un taxi, vedo che i due hanno sottratto una delle borse d’alluminio e stanno altercando con Knut. Vogliono più dei 100 dollari che lui dà loro. Quando la lite degenera e il ragazzo brandisce una barra di ferro e minaccia Knut imploro i benzinai di chiamare la polizia. Intanto corro fuori e mi interpongo tra i due. Il ragazzo è quasi fuori controllo dopo che Knut gli ha dato del mentitore infilandogli la banconota in bocca. Knut lo minaccia di dire alla polizia, che è in arrivo, che abbiamo viaggiato in sei su di un mezzo omologato per tre. Allora decido che dei soldi non m’importa, che magari la polizia non arriverà e che è meglio salvare la pelle, perciò prendo altri 50 dollari e li dò al ragazzo chiedendogli di ridarmi il mio bagaglio. Così se ne vanno. Poco dopo sopraggiunge un’automobile della polizia e, con l’aiuto della gentile benzinaia, spieghiamo l’accaduto. Dato che non vogliamo sporgere denuncia, ci chiamano un taxi e ci fanno accompagnare in hotel. Siamo a pezzi, ma una doccia calda e una cena sostanziosa ci ridanno un po’ di energia. Siamo più sollevati quando riusciamo a contattare la Wilbers, la ditta tedesca che produce l’ammortizzatore, e ci assicurano di poter spedire un nuovo ammortizzatore a Ulan Bataar in tre/quattro giorni. 
























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